La lezione di un papà

  • 26 Febbraio 2019
  • Pasquale Tardino
  • Motivazione
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Una storia commovente, come tante altre, ma questa mi ha investito come un treno, e per questo voglio condividerla. Se poi vi va di vedere il video, eccolo:

Rick Hoyt è malato fin dalla nascita. Quando viene al mondo una deprivazione di ossigeno gli causa una paraplegia spastica con paralisi cerebrale, privandolo di una vita normale prima ancora di aver esalato un respiro. Rick non può nè camminare nè parlare. Suo padre, Dick Hoyt, e sua madre, Judy Hoyt, non si disperano e cercano in in ogni modo di semplificare l’esistenza del figlio, ma com’è ovvio, le limitazioni fisiche causano a Rick innumerevoli problemi, spegnendo gradualmente in lui la fiamma della felicità.

Qualcosa sembra però cambiare nel 1977, quando Rick va da suo padre e gli chiede di partecipare ad una corsa di beneficienza dedicata ad un giocatore di Lacrosse rimasto paralizzato in seguito ad un incidente. Dick non è un grande corridore, non è nemmeno allenato fisicamente, ma accetta comunque di spingere la sedia a rotelle del figlio per le cinque miglia previste dall’evento. Quella sera, prima di addormentarsi, Rick rivela al padre che durante la corsa si è sentito talmente bene da essersi quasi dimenticato del suo handicap.

Da quel momento in poi Dick e Rick cominciano a partecipare ad un gran numero di corse e maratone e compiono addirittura un attraversamento degli Stati Uniti in 45 giorni, divenendo noti come il Team Hoyt.  La sfida più grande però, è quella dell’Iron Man, la gara di triathlon più difficile che esista, composta da 4 km a nuoto, 180 km in bicicletta e 42 km di corsa. Per affrontarla Dick deve spingere Rick sulla sedia a rotelle, montarlo in tandem sulla bici e trascinarlo su un gommoncino mentre nuota.

Ciononostante padre e figlio non demordono e la portano a compimento non una, ma più volte, negli anni a seguire, diventando un esempio dell’osare ciò che in apparenza sembra impossibile.

Vedendo questo video, ho pensato a tutte le volte che sto a lamentarmi… e ho provato quasi vergogna di non tentare, di provare a fare e dare sempre di più, se pensiamo che con le giuste motivazioni i “miracoli” sono davvero dentro di noi!

”…credo che prima o poi chiunque stia risalendo il fiume debba fermarsi sulla riva a riposare. Forse qualcun altro andrà più avanti e mi passerà di fronte guardandomi con aria compassionevole, quella di chi sa come gira il mondo. Ma se questo sa che il mondo gira, dovrebbe sapere che io giro insieme ad esso. E anche se mi fermo a prendere un attimo di respiro, questo lo so per certo, non smetto mai di girare…”

Buona Vita