La RIPETIZIONE è la “mamma” di tutte le abilità

  • 6 Febbraio 2019
  • Pasquale Tardino
  • Motivazione
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Qual è la tua prima reazione a pelle appena leggi la parola “routine“?

Il concetto di routine (o abitudine) generalmente suscita due risposte viscerali:

C’è chi si sente letteralmente soffocare all’idea di avere la propria vita scandita delle abitudini che si ripetono identiche ogni santo giorno. E c’è invece chi trova nelle routine quotidiane un senso di pace e controllo.

Hanno ragione i primi o i secondi?

Probabilmente entrambi gli “schieramenti” hanno qualcosa da imparare gli uni dagli altri.

Avere troppe rigide routine rischia di svuotare la nostra vita di significato, trasformandola in una sequela di azioni robotiche ripetute fino alla nausea.

Allo stesso tempo, doversi inventare ogni giorno qualcosa di nuovo per dare stimolo alla propria vita non contribuisce alla nostra creatività e soddisfazione.

E allora voglio proporti un punto di vista alternativo.

Molti di noi credono che la routine uccida la creatività, ma come si spiega allora che alcuni dei più prolifici artisti, scrittori e… atleti fossero dei maniaci delle routine?

Alcuni esempi?

Il grande filosofo Immanuel Kant era l’efficienza fatta persona.

Era talmente metodico e routinario che i suoi vicini potevano sincronizzare i loro orologi semplicemente osservandolo.

Ogni mattina si svegliava sempre alle 5:00 in punto, si metteva a lavorare ai suoi saggi esattamente per 3 ore e poi insegnava all’università per altre 4 ore.

Dopo aver pranzato nel suo solito ristorante, alle 15:30 spaccate si avviava per la sua consueta passeggiata al parco. Rientrato cenava con un suo amico (sempre lo stesso) e poi andava a dormire alle 22:00.

Nonostante questa metodicità quasi soffocante (o forse proprio grazie ad essa), il filosofo tedesco è stato uno dei pensatori più prolifici e influenti del XVIII secolo.

Che dire poi dello scrittore giapponese Haruki Murakami, autore dello splendido romanzo Norwegian Wood: Nei mesi che dedica alla stesura di un nuovo libro, Murakami segue una rigida routine “atletico-letteraria”.

Si sveglia ogni giorno alle 4:00 e scrive per almeno 5 o 6 ore, con l’obiettivo di portare a termine almeno 10 nuove pagine.

Nel pomeriggio corre per 10 km o nuota per 1500 m. Rientrato a casa, dopo la doccia, legge o ascolta della musica. Alle 21:00 è già a letto.

Intervistato sull’argomento, il romanziere giapponese ha affermato che seguire questa rigida routine ogni giorno lo aiuta ad entrare in una sorta di trance creativa.

Rispettare questa precisa sequenza di abitudini per periodi che possono durare 6 mesi o un anno, ha inoltre aiutato Murakami a sviluppare una forza fisica e mentale che traspare in ogni pagina dei suoi romanzi.

E che dire dell’affermazione di Michael Jordan: “il concetto di talento è una cosa sopravvalutata, per tirare fuori il meglio da se stessi ci vogliono un mentore e 20.000 ore di duro lavoro”.                   

Dovremmo dunque sviluppare anche noi delle routine così rigide per coltivare la nostra creatività e realizzare i nostri obiettivi più ambiziosi?

No, non necessariamente.

Quello che però vorrei trasferirti è questo semplice messaggio:

“anche il più bel quadro del mondo può essere confuso con lo sfondo, se non è opportunamente esaltato dalla giusta cornice”.

Nello sport, al lavoro, nello studio e più in generale nella vita, non sottovalutare dunque il potere delle routine: non uccidono la tua creatività e la tua indole più profonda, anzi, possono aiutarti ad esprimere appieno il tuo potenziale. E quando stai lì a ripetere, ripetere, ripetere esercizi all’infinito, ricorda che “la ripetizione è la mamma di tutte le abilità”. ????

Buona Vita

 

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