Test intolleranze ed allergie: facciamo un po’ di chiarezza

  • 3 Gennaio 2019
  • Tonia Schipani
  • Nutrizione
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Quando ci si sente stanchi, si ha malessere generale, non si riesce a perdere peso, per la maggior parte della popolazione si è “intolleranti o allergici a qualche alimento”. Un modo per trovare una rapida soluzione a problemi anche complessi, o un vero e proprio alibi a stili di vita errati che porta a togliere dalla dieta cibi e nutrienti senza alcuna logica, con conseguenze che possono essere anche gravi.

Il boom dei cosiddetti prodotti “senza”, sono una testimonianza di come l’intolleranza al cibo, in molti casi, sia fortemente guidata dal mercato alimentare. Ad alimentare il mercato e la convinzione nelle persone, ci sono i test in grado di stabilire rapidamente la presenza di allergie o intolleranze alimentari, proposti e venduti nelle farmacie, nelle erboristerie, in rete, più o meno costosi e privi di fondamento scientifico.

Tali test, sebbene talvolta vengono effettuati con strumentazione sofisticata e su analisi ematiche, si confondono con quelli utilizzati da specialisti e validati dalla comunità scientifica.

Se si sospetta di avere un’allergia alimentare occorre recarsi dal medico di base che, grazie ai nuovi LEA 2017, potrà prescrivere subito gli esami ematici. In caso di esito positivo, occorrerà poi rivolgersi ad un allergologo per effettuare ulteriori test quali il prick test o il prick-by-prick, che, in entrambi i casi, prevedono il contatto cutaneo con più allergeni per valutare il grado e la tipologia di sensibilizzazione allergica.

I test utili e riconosciuti per la diagnosi di allergia sono i test cutanei (prick test, prick by prick), il dosaggio delle IgE totali e specifiche e il test in vivo di scatenamento.

Per quanto riguarda le intolleranze, quelle riconosciute dall’OMS e quindi dalla medicina convenzionale sono l’intolleranza al lattosio e quella al glutine.

Nel caso di sospetta intolleranza al lattosio si esegue il Breath test o test del respiro: si assume una dose prestabilita di lattosio e si analizzano i gas espirati dal paziente dopo un certo periodo di tempo. La presenza del picco di idrogeno nell’aria espirata è indice di fermentazione intestinale dello zucchero che non viene assorbito da parte della flora batterica del colon.

In caso di intolleranza al glutine o celiachia prima di eliminare alcuni alimenti occorre effettuare delle indagini. Nello specifico, per la celiachia, malattia data dalla reazione autoimmune al glutine che porta alla distruzione della mucosa dell’intestino tenue, i passi da compiere sono due: procedere con le analisi del sangue e, se il riscontro è positivo, effettuare una biopsia duodenale. Questo è l’unico modo per ottenere una diagnosi.

I cosiddetti test alternativi come la  biorisonanza, il vega test, il dria test, il test sul capello e la citotossicità sul sangue, il test kinesiologico, il  test di provocazione-neutralizzazione intradermico, il test del capello…. sono test alternativi non validi scientificamente o non supportati da sperimentazione o letteratura. Essi sono poco attendibili perché non riproducibili, quindi se ripetuti possono dare risultati differenti anche nello stesso soggetto. Possono essere pericolosi in maniera indiretta, perché sebbene non presentino rischi durante l’esecuzione, possono ritardare o portare a diagnosi errate e quindi a limitazioni dietetiche non giustificate e potenzialmente dannose.

Le diete che escludono determinati alimenti, se non adeguatamente gestite e monitorate da un professionista competente, possono comportare un rischio nutrizionale non trascurabile soprattutto nei bambini. Non è una buona idea escludere dalla dieta dei bambini alimenti come latte o grano dalla dieta del bambino sulla base dell’esito di questi test, visto che la diffusione delle diverse intolleranze alimentari è legata in gran parte alle abitudini di vita.

L’invito a diffidare da test alternativi è stato lanciato anche in un documento sottoscritto dal Ministero della Salute e dalle principali associazioni e società mediche italiane. Il testo in oggetto contiene un decalogo pensato per stimolare l’attenzione della popolazione, attraverso 10 piccole regole, su questa tematica, in modo da evitare di incorrere in errore di false diagnosi.

 

  1. Le intolleranze alimentari non sono responsabili di sovrappeso e obesità, che sono condizioni causate prevalentemente da uno stile di vita inadeguato. Le intolleranze alimentari “vere” sono poche e possono indurre disturbi gastrointestinali o di altro genere.

 

  1. No all’autodiagnosi ed ai test effettuati direttamente presso i centri laboratoristici senza prescrizione medica. Se si sospetta una reazione indesiderata a seguito dell’ingestione di uno o più alimenti è necessario rivolgersi al proprio medico, che valuterà l’invio allo specialista medico competente. Lo specialista è in grado di valutare quali indagini prescrivere per formulare la diagnosi più corretta. Non effettuare test per intolleranze alimentari non validati scientificamente.

 

  1. Non rivolgersi a personale non sanitario e attenzione a coloro che praticano professioni sanitarie senza averne alcun titolo. Spesso i test non validati per la diagnosi di intolleranza alimentare, vengono proposti da figure professionali eterogenee, non competenti, non abilitate e non autorizzate, anche non sanitarie. Non effettuare test per intolleranze alimentari non validati scientificamente in centri estetici, palestre, farmacie, laboratori o in altre strutture non specificatamente sanitarie. Solo il medico può fare diagnosi.

 

  1. Diffidare da chiunque proponga test di diagnosi di intolleranza alimentare per i quali manca evidenza scientifica di attendibilità. I test non validati sono: dosaggio IGg4, test citotossico, Alcat test, test elettrici (vegan\test, elettroagopuntura di Voll, bioscreening, biostrengt test, sarm test, moratest), test kinesiologico, dria test, analisi del capello iridologia, biorisonanza, pulse test, riflesso cardiaco auricolare.

 

  1. Non escludere nessun alimento dalla dieta senza una diagnosi ed una prescrizione medica. Le diete di esclusione autogestite, inappropriate e restrittive possono comportare un rischio nutrizionale non trascurabile e, nei bambini, scarsa crescita e malnutrizione. Possono, inoltre, slatentizzare disturbi alimentari. Quando si intraprende una dieta di esclusione, anche per un solo alimento o gruppo alimentare, devono essere fornite specifiche indicazioni nutrizionali, per assicurare un adeguato apporto calorico e, di macro e micronutrienti. Non eliminare latte e derivati dalla dieta senza una diagnosi certa di intolleranza.

 

  1. La dieta è una terapia e pertanto deve essere prescritta dal medico. La dieta deve essere gestita e monitorata da un professionista competente (dietologo, biologo nutrizionista o dietista) per individuare precocemente i deficit nutrizionali e, nei bambini, verificare che l’accrescimento sia regolare.

 

  1. Non eliminare il glutine dalla dieta senza una diagnosi certa di patologia glutine correlata. La diagnosi di tali condizioni deve essere effettuata in ambito sanitario specialistico e competente, seguendo le linee guida diagnostiche.

 

  1. Non eliminare latte e derivati dalla dieta senza una diagnosi certa di intolleranza al lattosio o di allergie alle proteine del latte. La diagnosi di intolleranza al lattosio o allergie alle proteine del latte deve essere effettuata in ambito sanitario specialistico e competente, tramite test specifici e validati. Per una corretta diagnosi rivolgersi a un medico.

 

  1. Per una corretta diagnosi rivolgersi a un medico (dietologo, medico di medicina generale, pediatra di libera scelta, allergologo, diabetologo, endocrinologo, gastroenterologo, internista, pediatra).

 

  1. Non utilizzare internet per diagnosi e terapia. Il web, i social network ed i mass media hanno un compito informativo e divulgativo e non possono sostituire la competenza e la responsabilità del medico nella diagnosi e prescrizione medica. Diffidate, dunque, da questi falsi test che vi vengono propinati e rivolgetevi ad un professionista per scoprire le cause del vostro malessere.

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